La prima cosa è facile da individuare e da dire. E' il titolo di un album degli Explosions in the sky che sintetizza al meglio l'assurdità di questo tempo.
D'improvviso mi mancano tutti.
Non sono mai stato un tipo particolarmente presente con parenti e amici, questo lo sanno in tanti.
Eppure, di punto in bianco, proprio io, sento la mancanza di tutti. La chiara percezione di aver potuto e dovuto esserci di più, ora che l'esserci è stato sostituito dal vedersi e sentirsi attraverso uno schermo.
Che poi non ho mai sentito così tanto la mia famiglia ed i miei cari come in questo periodo ma è chiaro, non è la stessa cosa.
C'è stato un periodo, quattro anni fa, in cui ho valutato seriamente la possibilità di trasferirci in Australia. A Melbourne per la precisione. Sarei andato a fare un lavoro fico per una società altrettanto fica in una città molto fica con uno stipendio fichissimo. Cosa volere di più dalla vita?
Rifiutare quell'offerta è stata una scelta durissima. Diversi fattori hanno contribuito, non mi va di elencarli tutti. Ma è chiaro che, tra tutti, gli affetti erano lo scoglio principale al quale non volevo rinunciare. Molti mi dicevano che con whatsapp, skype e facebook sarebbe stato uguale, che ci saremmo sentiti anche più di prima. Che rinunciare a priori ad un'esperienza così era una stupidità senza pari.
Pensa ai figli, se mai li avrai: li vuoi far crescere in questa nazione che va a pezzi? Gli daresti un mare di possibilità andando in Australia, fallo per loro.
Qualche giorno fa ho scritto ad alcuni ex colleghi, che hanno affrontato la mia stessa scelta e sono partiti. Ora capisco - almeno in parte - come vivono la quotidianità dei loro affetti, fatta di videochiamate e messaggi con l'aggravante di un fuso orario folle e a stagioni invertite.
Non ce n'era bisogno, perché non mi sono mai pentito della scelta fatta, ma mi convinco ogni giorno di più di aver fatto bene.
Esserci è diverso.
D'altro canto, io non ho mai visto un concerto alla tv.
D'improvviso mi mancano tutti.
Non sono mai stato un tipo particolarmente presente con parenti e amici, questo lo sanno in tanti.
Eppure, di punto in bianco, proprio io, sento la mancanza di tutti. La chiara percezione di aver potuto e dovuto esserci di più, ora che l'esserci è stato sostituito dal vedersi e sentirsi attraverso uno schermo.
Che poi non ho mai sentito così tanto la mia famiglia ed i miei cari come in questo periodo ma è chiaro, non è la stessa cosa.
C'è stato un periodo, quattro anni fa, in cui ho valutato seriamente la possibilità di trasferirci in Australia. A Melbourne per la precisione. Sarei andato a fare un lavoro fico per una società altrettanto fica in una città molto fica con uno stipendio fichissimo. Cosa volere di più dalla vita?
Rifiutare quell'offerta è stata una scelta durissima. Diversi fattori hanno contribuito, non mi va di elencarli tutti. Ma è chiaro che, tra tutti, gli affetti erano lo scoglio principale al quale non volevo rinunciare. Molti mi dicevano che con whatsapp, skype e facebook sarebbe stato uguale, che ci saremmo sentiti anche più di prima. Che rinunciare a priori ad un'esperienza così era una stupidità senza pari.
Pensa ai figli, se mai li avrai: li vuoi far crescere in questa nazione che va a pezzi? Gli daresti un mare di possibilità andando in Australia, fallo per loro.
Qualche giorno fa ho scritto ad alcuni ex colleghi, che hanno affrontato la mia stessa scelta e sono partiti. Ora capisco - almeno in parte - come vivono la quotidianità dei loro affetti, fatta di videochiamate e messaggi con l'aggravante di un fuso orario folle e a stagioni invertite.
Non ce n'era bisogno, perché non mi sono mai pentito della scelta fatta, ma mi convinco ogni giorno di più di aver fatto bene.
Esserci è diverso.
D'altro canto, io non ho mai visto un concerto alla tv.
Ti stimo sinceramente, hai dimostrato nella pratica il detto:
RispondiElimina"Te li spordane solo quenno che t'arpea feranenti, sensa lassorie"
(quando il cuore del messaggio è chiaro, le parole sono secondarie)