C'è questa convinzione diffusa che questa tragedia cambierà tutto.
Sarà tutto diverso, dicono.
Probabilmente è vero, e invidio chi è in grado di raccontare già ora come sarà il dopo. La nuova normalità. Sarà tutto diverso, ma cosa sia questo tutto nessuno me lo sa dire.
Ho letto da qualche parte che per modificare alcune abitudini radicate nelle persone ci vogliono in media un anno/un anno e mezzo. Non staremo così tanto tempo rinchiusi nelle nostre case, mi auguro, ma forse avremo ancora a lungo una qualche forma di distanziamento sociale che possa tutelarci dal ritorno dei focolai. Quindi chissà, potrà essere vero che cambierà tutto, che saremo più lontani, che avremo molte più limitazioni. Che da questo coronavirus non ne usciremo mai.
Io, un po' ingenuamente, continuo a credere che invece tutto questo finirà nei prossimi mesi, così com'è iniziato. Non ci sono evidenze scientifiche per dirlo, anzi tutt'altro, ma chissà che tutto questo non passi semplicemente da sé nel giro di qualche mese. Così, tanto per ricordare all'uomo che non è padrone del proprio destino fino in fondo. Che letteralmente tutta la scienza di questo mondo può certamente fare molto per limitare i danni, ma non può controllare la vita nella sua completezza e complessità. Questo sì, sarebbe bello, e questo sì potrebbe cambiare davvero tutto. Ma non cambierebbe poi nulla, come tanti altri avvertimenti cadrebbe nel vuoto. Siamo un popolo di dura cervice.
E' anche per scongiurare quest'ultima ipotesi che c'è questo blog.
C'è qualcosa che stiamo imparando in questi mesi, di questo ne sono convinto, anche se ancora non sappiamo cosa sia.
Ed è qualcosa che rischiamo di dimenticare presto, se non riusciamo a metterlo nero su bianco.
Sarà tutto diverso, dicono.
Probabilmente è vero, e invidio chi è in grado di raccontare già ora come sarà il dopo. La nuova normalità. Sarà tutto diverso, ma cosa sia questo tutto nessuno me lo sa dire.
Ho letto da qualche parte che per modificare alcune abitudini radicate nelle persone ci vogliono in media un anno/un anno e mezzo. Non staremo così tanto tempo rinchiusi nelle nostre case, mi auguro, ma forse avremo ancora a lungo una qualche forma di distanziamento sociale che possa tutelarci dal ritorno dei focolai. Quindi chissà, potrà essere vero che cambierà tutto, che saremo più lontani, che avremo molte più limitazioni. Che da questo coronavirus non ne usciremo mai.
Io, un po' ingenuamente, continuo a credere che invece tutto questo finirà nei prossimi mesi, così com'è iniziato. Non ci sono evidenze scientifiche per dirlo, anzi tutt'altro, ma chissà che tutto questo non passi semplicemente da sé nel giro di qualche mese. Così, tanto per ricordare all'uomo che non è padrone del proprio destino fino in fondo. Che letteralmente tutta la scienza di questo mondo può certamente fare molto per limitare i danni, ma non può controllare la vita nella sua completezza e complessità. Questo sì, sarebbe bello, e questo sì potrebbe cambiare davvero tutto. Ma non cambierebbe poi nulla, come tanti altri avvertimenti cadrebbe nel vuoto. Siamo un popolo di dura cervice.
E' anche per scongiurare quest'ultima ipotesi che c'è questo blog.
C'è qualcosa che stiamo imparando in questi mesi, di questo ne sono convinto, anche se ancora non sappiamo cosa sia.
Ed è qualcosa che rischiamo di dimenticare presto, se non riusciamo a metterlo nero su bianco.
Mente brillante hai una mente brillante
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